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Il Ballottino del Doge

Il Ballottino del Doge

Quando si parla di Elezione Dogale, spesso da parte degli studiosi è stata poco approfondita la figura del Ballottino del Doge, il ragazzino che veniva “scelto dal caso” per presiedere a tutte le operazioni di voto.

In occasione di una nuova elezione Ducale, il Maggior Consiglio si riuniva in assemblea e dava incarico al Consigliere più giovane di scendere in Piazza per scegliere un bambino tra gli 8 e i 10 anni che sarebbe servito per tutti gli scrutini. Dopo una breve preghiera in Basilica davanti alle spoglie di S. Marco, il Consigliere incaricato usciva in Piazza per condurre a Palazzo il primo bambino che avesse incontrato. Comunemente era “un bambino del popolo” figlio di pescatori o di gente povera. Era un incarico che tutti i genitori sognavano per i propri figli, che sarebbero stati destinati ad una vita di lussi ed agi: la nomina fruttava automaticamente il grado di Notaio Ducale e il diritto di essere mantenuto agli studi.

Il bambino veniva subito preparato, vestito con abiti di Corte e presentato alla Signoria che solennemente lo incaricava a presiedere tutte le operazioni di scrutinio del Conclave Ducale.

Gli elettori del futuro Principe si riunivano nelle stanze del Palazzo Ducale per procedere all’elezione. Anche il ballottino doveva portare a termine il proprio compito: veniva bendato e posto davanti all’urna detta “CONCOLO” che conteneva tutte le “BALOTE” cioè le palle che si usavano per le votazioni. Erano tante quanti i membri del Maggior Consiglio. In trenta di esse veniva inserito un bigliettino con la scritta elector.
In seguito vennero impiegate trenta palle d’oro mentre tutte le altre erano d’argento.
Il ballottino estraeva le palle e le consegnava, una alla volta, ai membri del Maggior Consiglio che gli sfilavano davanti. I trenta a cui era stata consegnata una palla d’oro (trovar la bala d’oro ancor oggi a Venezia significa aver fortuna) non dovevano essere legati tra loro da vincoli di parentela nel qual caso venivano sostituiti. A questo punto i non prescelti abbandonavano la sala e fra i trenta ne venivano sorteggiati nove. Seguiva una procedura molto complicata che prevedeva altri ballottaggi e scrutini che richiedevano parecchi giorni, a volte settimane intere e in alcuni casi anche mesi.
Alla fine dell’Elezione Dogale, il ballottino entrava a pieno titolo a servizio del Doge, fino alla fine del suo mandato.
Il Cerimoniale prevedeva che dopo l’Elezione, il Ballottino accompagnasse il nuovo Doge in S. Marco dove, dopo la presentazione e la consegna dello Stendardo da parte del Primicerio, saliva con il neo eletto nel pozzetto e con lui faceva il “Giro d’onore della Piazza” durante il quale il Doge elargiva monete al popolo in segno di “benevolenza e di ricchezza”.

La carriera del ballottino era legata alla vita e alla longevità del governo del suo Doge.
Egli veniva considerato e accudito dal Doge alla pari di un figlio e, vestito di abiti lussuosi, accompagnava il Serenissimo in tutti i suoi impegni Pubblici e di Rappresentanza, precedendolo di alcuni passi.

Alla morte del Doge, il Ballottino riceveva un lascito di 100 Ducati ed entrava a pieno diritto nella Cancelleria di Palazzo.

Considerato un incarico di grande privilegio ed onore, la tradizione popolare ci ha tramandato alcuni versi che ci fanno capire quanto fosse ambito e sognato il ruolo di ballottino da parte della gente del popolo:

Co so in mezo al mar
E sento el sonelo che ciama a messa el popolo a la crose
Me insogno sul trasto el me putelo
Che sarà un zorno “Balotin del Dose”